{"id":47,"date":"2021-01-03T11:50:00","date_gmt":"2021-01-03T10:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unitapastoralearaceli.it\/araceli\/?page_id=47"},"modified":"2021-01-03T13:36:07","modified_gmt":"2021-01-03T12:36:07","slug":"storia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.unitapastoralearaceli.it\/araceli\/storia\/","title":{"rendered":"Storia della Comunit\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"has-text-color wp-block-heading\" style=\"color:#000000;font-size:25px\"><span style=\"color:#000000\" class=\"has-inline-color\">Una parrocchia pellegrinante, al riparo di una tenda, le braccia alzate in preghiera<\/span><\/h1>\n\n\n\n<h3 class=\"has-text-color wp-block-heading\" style=\"color:#0096d7\">Una parrocchia pellegrinante<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Nel corso della sua storia secolare, la comunit\u00e0 cristiana di Araceli ha pi\u00f9 volte mutato il luogo in cui annunciare la Parola e celebrare l\u2019Eucarestia, in cui dare visibile forma al suo vivere insieme. I primi documenti che ci riferiscono di un insediamento cristiano datano ancora all\u2019VIII secolo, ma fino all\u2019inizio del XIII le notizie sono confuse:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"> a San Vito, pressappoco nella sede dell\u2019attuale cimitero acattolico, si stabiliscono dapprima i monaci benedettini, poi il controllo passa ai canonici della Cattedrale e da loro, in pochi anni, agli studenti e ai docenti dell\u2019Universit\u00e0 di Vicenza (che ebbe vita breve), infine all\u2019Ordine camaldolese, rinnovata espressione di quello benedettino. \u00c8 da questo momento che inizia la storia della parrocchia, nell\u2019area di San Vito sull\u2019 Astico, perno di un omonimo Borgo (cos\u00ec venivano chiamati i quartieri periferici, oltre la cinta delle mura). All\u2019inizio del XVI secolo una guerra \u2013 quella della Lega di Cambrai contro la Repubblica Veneta \u2013 determina la distruzione della chiesa di San Vito e un conseguente avvicinamento della sede parrocchiale alle mura scaligere trecentesche: il piccolo precedente oratorio di Santa Lucia fu ingrandito, e nel 1546 si form\u00f2 cos\u00ec la parrocchia dei Santi Vito e Lucia, nella zona dove attualmente insiste il monastero dei Minori francescani. All\u2019inizio dell\u2019Ottocento un nuovo trasferimento: la soppressione degli ordini religiosi decretata da Napoleone aveva determinato, tra l\u2019altro, la chiusura e la distruzione di gran parte del convento delle Clarisse di Santa Maria in Araceli (il termine \u00e8 una deformazione di ad cellam, a indicare proprio la presenza di un monastero, cos\u00ec come a Padova esiste l\u2019analoga deformazione di Arcella). Il grande tempio barocco progettato da Guarino Guarini e costruito da Carlo Borella scamp\u00f2 fortunatamente alla distruzione del convento e divenne, sino al 1967, la sede della comunit\u00e0 parrocchiale. La scelta dell\u2019area tra via Muttoni e Borgo Scroffa ha motivazioni molto diverse dalle precedenti: non un conflitto, non l\u2019esigenza di officiare un eminente segno architettonico, quanto piuttosto la decisione di collocare la chiesa parrocchiale nel centro del quartiere che era venuto formandosi dopo la fine della seconda guerra mondiale, in una zona in precedenza quasi totalmente agricola, ma dove ormai vivono almeno i 3\/5 dei membri della comunit\u00e0. L\u2019idea che spinse all\u2019erezione della chiesa di Cristo Re fu dunque quella che bisognava andare incontro alla gente l\u00e0 dove essa viveva. Al riparo di una tenda.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image is-style-default\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.unitapastoralearaceli.it\/araceli\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/01\/PC310004-2.jpgparrocchia-ok-1024x651.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-58\" width=\"402\" height=\"252\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">La costruzione di una chiesa \u00e8 sensibilmente differente da quella di un altro edificio comunque aperto al pubblico. Non bisogna soltanto tener conto di bisogni funzionali, occorre anche esprimere, in qualche misura, l\u2019idea stessa della comunit\u00e0 che la vivr\u00e0. Tale esigenza fu avvertita con molta seriet\u00e0 dall\u2019arch. Gino Ferrari, cui si deve il progetto della chiesa parrocchiale di Cristo Re, che si trov\u00f2 di fronte a notevoli difficolt\u00e0: un\u2019area molto irregolare, quasi triangolare, un quartiere in tumultuosa espansione, privo di un aspetto definito e consolidato, la presenza dell\u2019antico palazzo Velo-Scroffa: \u201cL\u2019edificio della Chiesa \u2013 scrisse Ferrari \u2013 doveva inserirsi in tale paesaggio per contrasto: edificio del nostro tempo, realizzato con tecniche moderne, rispondente ai dettami della nuova liturgia, doveva costituire un nuovo centro di interesse, anche architettonico. [\u2026] La forma planimetrica sugger\u00ec la struttura in alzato. Al vertice del settore circolare tre grandi piloni avrebbero sostenuto la copertura che, come una immensa tenda, sarebbe calata dalla cuspide a coprire lo spazio interno; sul perimetro verso le due strade l\u2019altezza del vano sarebbe stata minima in modo che la costruzione non incombesse sullo spazio ridotto con una facciata intesa nel senso tradizionale: e il centro di interesse all\u2019interno dello spazio, denunciato chiaramente all\u2019esterno, sarebbe stato quello sottostante al vertice della costruzione, la zona liturgica, l\u2019altare principale. La grande vela della copertura in rame, scendendo dal vertice, ha il lato frontale aperto e vetrato per inondare di luce l\u2019altare, e convogliare su questo l\u2019interesse dello spettatore: mentre in una maggiore penombra rimane la zona riservata ai fedeli\u2026\u201d.<br>Le braccia alzate in preghiera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Ferrari parla in seguito di una sorta di anfiteatro, sia pure senza gradinate, realizzato con la preoccupazione di coinvolgere tutta l\u2019assemblea nei momenti della celebrazione, e di un\u2019idea che lo aveva guidato nel disegnare l\u2019aguzzo profilo della struttura: \u201ca proposito dello spazio interno di questa Chiesa, spazio cui la luce scendendo dall\u2019alto filtrata attraverso le vetrate istoriate, d\u00e0 una particolare vibrazione, vorrei fare un paragone, che mi \u00e8 venuto spesso alla mente. Forse molti ricorderanno quel bellissimo disegno di D\u00fcrer che rappresenta due mani giunte nella preghiera. Direi che questo edificio lo ricorda: e il suo spazio \u00e8 simile a quello racchiuso fra due gigantesche mani giunte, delle quali le nervature della copertura rappresentano le dita\u201d. Non \u00e8 facile dire a quale disegno del maestro rinascimentale tedesco Ferrari si riferisca (forse all\u2019incisione con Il figliol prodigo, del 1496?), ma l\u2019idea sottesa \u00e8 assai pi\u00f9 chiara: coniugare il tema della tenda, primo tempio biblico, dopo l\u2019Esodo e fino alla costruzione di quello di Salomone, che dovrebbe ricordarci come la nostra vita sia un cammino di liberazione, con quello della preghiera: la chiesa si fa luogo di intercessione tra una comunit\u00e0 che si fa carico del luogo in cui vive e i problemi del mondo. Non \u00e8 insomma un luogo in cui riposarsi, se non per proseguire il pellegrinaggio cui siamo chiamati. Questo fu il senso delle parole di don Domenico Mattiello, il 27 ottobre del 1968, quando la chiesa di Cristo Re in Araceli fu ufficialmente consacrata: \u201cLa nostra \u00e8 stata una parrocchia pellegrinante. [\u2026] Il pellegrinaggio fatto da un luogo all\u2019altro nel corso dei secoli, bene esprime l\u2019immagine di tutta la Chiesa come societ\u00e0 dei credenti in cammino verso Dio. Anche questa nuova chiesa, che pure sembra essere l\u2019approdo definitivo, nella sua struttura si rif\u00e0 a una tenda, contiene in fondo un richiamo al senso della provvisoriet\u00e0 delle cose e alla inarrestabilit\u00e0 del nostro cammino\u201d. Abbiamo di recente sperimentato la provvisoriet\u00e0 delle cose, anche della resistenza al tempo della nostra chiesa parrocchiale.<br>La meta.<br>Adesso il nostro cammino riprende. La meta la conosciamo bene, \u00e8 Cristo stesso, re della storia, accanto a noi in ogni momento, lieto e drammatico, della nostra vita: dalla nascita al battesimo, dalla prima celebrazione dell\u2019eucarestia al matrimonio, ai funerali delle persone che ci sono care, la chiesa ci comunica il senso della reale presenza di Ges\u00f9 al nostro fianco. Anche con i segni che la arredano: nell\u2019ambone scorgiamo Ges\u00f9 che attraversa la terra di Israele annunciando la Parola, nell\u2019altare il Ges\u00f9 sommo sacerdote di cui parla Paolo, che intercede per noi presso il Padre, dopo aver donato il suo corpo e il suo sangue simboleggiati nel pane e nel vino eucaristici. Anche noi dobbiamo prepararci a seguirlo nella via del sacerdozio, cui tutti siamo chiamati sin dal giorno del battesimo. Il sacerdozio cristiano \u00e8 spendere la vita per i fratelli, facendo memoria del sacrificio di Cristo. Sono solo alcuni dei segni profondi che ogni chiesa custodisce.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"has-text-color wp-block-heading\" style=\"color:#0096d7\">La chiesa parrocchiale, luogo della vocazione quotidiana della comunit\u00e0<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Gli Atti degli Apostoli ci narrano la vita della prima comunit\u00e0 cristiana e insistono sul bisogno, per i discepoli di Cristo e per i loro seguaci, di trascorrere del tempo insieme. Un tempo scandito dalla preghiera e dall\u2019eucarestia, dalla condivisione di ci\u00f2 che si \u00e8 e di ci\u00f2 che si ha, dalla gioia serena di una vicinanza fraterna. \u00c8 insomma la comunit\u00e0 cristiana che d\u00e0 senso a un luogo dove potersi ritrovare, a quei luoghi cui \u00e8 stato dato, da subito, il nome di \u201cchiese\u201d proprio a partire dal termine \u201cecclesia\u201d, che significa l\u2019assemblea di quei credenti che sono stati chiamati a condividere un progetto. \u00c8 la Chiesa, l\u2019assemblea di chi crede in Ges\u00f9 morto e risorto, che d\u00e0 senso alla chiesa. Non dobbiamo trascurare questo significato profondo nel momento in cui possiamo finalmente riaprire la chiesa parrocchiale di Cristo Re, dopo i lunghi lavori che sono stati necessari per renderla fruibile, sicura, pi\u00f9 bella. Lavori ingenti, resi possibili dalla generosit\u00e0 (di cui avremo per altro ancora bisogno) di tanti fedeli, che ringrazio proprio in nome della comunit\u00e0 che pu\u00f2 tornare a riunirsi nel centro del nostro quartiere, in un momento liturgico tanto importante, alla vigilia della Settimana Santa. Nel suo cammino per annunciare la venuta del Regno di Dio, Ges\u00f9 ha spesso insistito sul fatto che i luoghi di culto, dove incontrare la fedelt\u00e0 di un Dio che ci ama e vuole la nostra salvezza, possono essere ovunque, ovunque viva un credente: \u00e8 quanto annuncia alla Samaritana, \u00e8 quanto dir\u00e0 a chi lo condanna, avvisando che in tre giorni potr\u00e0 ricostruire il Tempio, \u00e8 quanto ripete tante volte ai discepoli che invia sulla strada del Regno. Sono loro, siamo noi, le \u201cpietre viventi\u201d del nuovo Tempio di Dio, \u00e8 la vita di ciascuno di noi il luogo in cui possiamo far incontrare a chi ci \u00e8 vicino la misericordia del Padre. La chiesa non \u00e8 insomma la casa di Dio: \u00e8 per\u00f2 il luogo che ci ricorda la nostra vocazione di ogni giorno; \u00e8 il luogo dove poter esercitare il sacerdozio che accomuna tutti i credenti (\u201csarete un popolo di sacerdoti\u201d, Es. 19,6): l\u2019annuncio della Parola, la celebrazione dell\u2019Eucarestia, la preghiera di intercessione, l\u2019esercizio della carit\u00e0. Ciascuno di noi \u00e8 sacerdote nella sua casa, nella sua vita, con le persone che incontra. Ma abbiamo anche bisogno di ritrovarci insieme per scoprire che questa vocazione \u00e8 di tutti, e che di tutti i suoi membri una comunit\u00e0 ha bisogno per essere viva. Con la Pasqua Ges\u00f9, risorgendo, ha ricostruito in tre giorni il Tempio. Per i cristiani la chiesa \u00e8 anche il simbolo del corpo del Salvatore e cos\u00ec ci ricorda che ciascuno di noi \u00e8 Tempio dello Spirito. Noi crediamo nella promessa di Ges\u00f9 e attendiamo il suo ritorno. La nostra chiesa parrocchiale \u00e8 dedicata a lui in quanto Re dell\u2019Universo: un re mite, che dona la propria vita in riscatto per tutti, che ci chiede di camminare con lui verso la vita. \u00c8 ci\u00f2 che il celebrante osserva quando il sole colpisce la vetrata che illumina il presbiterio: in Ges\u00f9 \u00e8 il senso della storia, un cammino che ci sembra talvolta tortuoso e senza certezze; in questo percorso abbiamo bisogno a volte di riposare, di sostare con lui, per ritornare alle sfide della vita di ogni giorno. La chiesa di Cristo Re \u00e8 stata pensata come una \u201ctenda\u201d in cui sostare per riacquistare le forze per riprendere il cammino. Viviamo in questo modo la sua riapertura.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una parrocchia pellegrinante, al riparo di una tenda, le braccia alzate in preghiera Una parrocchia pellegrinante Nel corso della sua&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.6 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Storia della Comunit\u00e0 | Parrocchia di Araceli in Cristo Re<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"La storia della Comunit\u00e0 di Araceli a Vicenza. 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